Spiralis Mirabilis - La rivista italiana dedicata al Taiji Quan, al Qi Gong e alle arti marziali cinesi
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La spada e la seta

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Pagina pubblicata in data 19 aprile 2022
Aggiornata in data 20 aprile 2022

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La spada e la seta racconta la storia di un giovane statunitense, docente di lingua inglese, che nei primi anni Ottanta si trova a coronare un sogno: dedicarsi allo studio delle arti marziali, in Cina, sotto la guida di maestri cinesi.

Libro che appena pubblicato è divenuto velocemente famoso negli ambienti delle arti marziali. Successo che ha portato l’autore a divenire il protagonista della trasposizione cinematografica del libro qualche anno dopo la pubblicazione del libro.

La spada e la seta è un libro che offre numerosi spunti di riflessione. Sia per lo studio della pratica di un’arte marziale come il 太极拳 tàijí quán, sia per la crescita della propria persona, nell’ambito privato che lavorativo.

Viaggiare, visitare Paesi che non si conoscono, soprattutto se si tratta di luoghi molto lontani (non solo dal punto di vista geografico ma anche, e soprattutto, dal punto di vista culturale), permette di ampliare a dismisura la nostra visione e comprensione del mondo in cui viviamo.

La prima conseguenza benefica di questa "apertura mentale" è l’acquisizione della capacità di valutare i problemi da punti di vista differenti e riuscire a usare il "salto di paradigma" a proprio piacimento.

Nei primi anni Ottanta la Cina ha vissuto un momento di trasformazione socioeconomico molto profondo. In quegli anni la societè cinese stava gettando le basi per quel grande cambiamento che poi avverrè negli anni Novanta. Quel cambiamento che le permetterè di divenire la grande potenza economia che tutti noi oggi conosciamo.
È sullo sfondo di questo particolare momento storico che Mark Salzman vive le sue avventure.

Nel suo libro dipinge una Cina per certi aspetti molto lontana e per altri molto attuale. Una Cina dove l’acquisto in contanti di una bicicletta era l’equivalente dell’acquisto in contanti di un’utilitaria in Europa. Una Cina in cui oggi, come allora, ancora gran parte della popolazione (soprattutto quella contadina) vive uno stato di grande povertè economica e culturale. Un Paese dalla grande ricchezza culturale, segnato profondamente dalla rivoluzione culturale attuata da 毛泽东 máo zédōng e dalla cultura "imposta" dal partito comunista.

In questo scenario molto particolare sono proprio le arti marziali cinesi ad essere le protagoniste.

Prima di proseguire con il racconto delle avventure di Mark Salzman, è importante soffermarsi sul significato di alcune parole presenti in questo articolo, e capire cosa si intende oggi in Cina quando queste parole sono utilizzate.

Il primo termine su cui soffermarsi è la parola 武术 wǔshù (parola a cui sarè dedicato uno specifico articolo in un prossimo articolo, e che qui sarè quindi analizzata in modo sintetico).

La parola 武术 wǔshù è entrata nel linguaggio di tutti i giorni in tempi abbastanza recenti.

La parola ha iniziato ad affermarsi durante il periodo repubblicano (1911-1948) ed è stata "ufficializzata" solo nel 1956, quando la Repubblica Popolare Cinese ha dato vita all’ "Associazione Cinese di Wushu" (中国武术协会 zhōngguó wǔshù xiéhuì).

Oggi, con il termine 武术 wǔshù, si intende lo studio e la pratica delle arti marziali da un punto di vista di "performance fisica". In sintesi, un praticante di 武术 wǔshù si allena per ottenere una determinata prestazione fisica alla pari di un qualsiasi altro praticante di ginnastica artistica o di atletica leggera.

Questa preparazione non include generalmente un’attivitè di preparazione fisica per sostenere una "gara di combattimento" o un vero e proprio "combattimento".

Il fatto che un praticante di 武术 wǔshù non si alleni per sostenere una "gara di combattimento" o un "combattimento", non sminuisce in alcun modo le sue abilità. L’esibizione di un atleta di ginnastica artistica non è da meno delle prestazioni di un giocatore di calcio o di pallacanestro. Così come non è da meno la prestazione di un praticante di 武术 wǔshù rispetto a qualsiasi altro sport.

Inoltre, non è detto che un praticante di 武术 wǔshù non possa anche allenarsi per partecipare a delle "gare di combattimento" o addirittura per sostenere dei "combattimenti". Ne è un esempio l’atleta cinese di MMA 张伟丽 zhāng wěilì, che nel suo programma di allenamento include anche la pratica del 太极拳 tàijí quán.

Infine, è importante capire che con la parola 武术 wǔshù in Cina si intendono tutti gli "stili" di arti marziali.

Un’altra parola di cui capire il significato è il termine "kung fu". Mentre in Occidente la utilizziamo per indicare una disciplina marziale, per distinguerla magari dal karate o dal 太极拳 tàijí quán, in Cina questa parola indica l’atteggiamento con cui ci si allena e ci si dedica allo sviluppo delle proprie capacità.

La parola 功夫 gōngfū è composta dal carattere gōng, che significa lavoro fisico ed il carattere che indica un qualsiasi tipo di lavoratore che impiega le mani per realizzare il proprio lavoro (quindi non solo un operaio, ma anche un cuoco che cucina, un falegname, un pittore di professione, e così via).

La parola 功夫 gōngfū, quindi, indica l’atteggiamento di una persona che lavora duramente con e grazie alle proprie mani.

La parola 功夫 gōngfū indica un atteggiamento mentale di concentrazione e dedizione, indica l’atteggiamento di mettere tutte le proprie energie nel rendere il proprio lavoro una vera e propria arte. Ed è questo il vero significato della parola 功夫 gōngfū che il protagonista del libro scoprirà in Cina, grazie all’incontro con differenti maestri di arti marziali. In Cina, infatti, il giovane Salzman imparerè una lezione molto importante, e cioè, comprenderè che per eccellere in qualsiasi ambito della nostra vita personale e professionale è necessario non solo dedicare tutte le proprie energie ad un compito senza mai risparmiarsi, ma anche e soprattutto comprendere che l’eccellenza richiede costanza e tempo. Questo è innegabilmente il primo insegnamento di qualsiasi arte marziale, e più in generale di tutte le discipline sportive. Le arti marziali, come qualsiasi altra disciplina sportiva, insegnano che il "successo" può essere raggiunto solo attraverso impegno ed il sacrificio.

Lo stile di vita che la nostra societè tende ad "imporci" ci stimola a ricercare il conseguimento di un qualsiasi obiettivo praticamente all’istante. La realtà è che il raggiungimento di un obiettivo, qualsiasi esso sia, richiede tempo.

Un altro elemento importante che emerge dalla storia di Mark Salzman è l’importanza, nella cultura cinese, del rapporto "allievo – maestro". La prima figura che incontriamo è 魏老师 wèi lǎoshī, l’insegnante Wei, che aveva il compito di aiutare il giovane americano nello studio della cultura tradizionale cinese. Oltre ad insegnargli la cultura cinese, l’insegnante Wei ha il compito di prendersi cura di lui, con un atteggiamento quasi materno: "...come può mai pensare di capire tutto? Ha soltanto ventidue anni! È così lontano da casa, e io sono la sua insegnante; se non mi preoccupo io per lei, non si sentirè solo?".

Fra i molti maestri di arti marziali che Salzman incontra, e con cui studia, ne spicca uno: il maestro 潘清福 pān qīngfú. Reso celebre in Cina dalla sua partecipazione nel 1982 al film Shaolin Temple (il primo film interpretato da 李连杰 Lǐ Liánjié, noto in occidente come Jet Li).

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潘清福 pān qīngfú

潘清福 pān qīngfú, vera e propria celebritè nazionale, accetta di insegnare a Salzman il suo 武术 wǔshù. Tra i due nasce, inevitabilmente, un forte legame che darè vita ad un rapporto che permette ad entrambi di crescere e migliorarsi. Uno dei primi insegnamenti del maestro 潘清福 pān qīngfú è il concetto di 吃苦 chī kǔ, cioè di "masticare amaro", di imparare a sopportare le difficoltà. Insegnerà al giovane allievo un importante aspetto del rapporto "maestro – allievo": "...tieni soltanto a mente una cosa: se tu non ce la fai" - e qui fece una pausa per assicurarsi che capissi bene – "io perdo la faccia"...

Un mentore, infatti, dedica tempo ed energie ai propri "protetti", i quali devono comprendere l’importanza ed il valore degli sforzi compiuti da quest’ultimo. Non può esistere un rapporto allievo maestro senza che fra questi non ci sia un profondo rispetto, una profonda fiducia ed una profonda stima.

Un concetto così importante nella cultura delle arti marziali cinesi che quando Salzman chiederà ad un insegnante del dipartimento di arte e cultura della scuola per insegnanti della provincia di 湖南 húnán dove lavorava, di assisterlo negli allenamenti nei lunghi periodi di assenza del maestro 潘清福 pān qīngfú, quest’ultimo accettò a patto di una condizione: "...se sapesse che studia con me, penserebbe che lei non è soddisfatto e si sentirebbe insultato, perché io sono un insegnante come tanti altri. Per favore, facciamo in modo che resti un segreto tra noi".

Questo rapporto di fiducia fra maestro ed allievo è stato, a mio avviso, reso celebre, e sintetizzato perfettamente, da una delle pellicole che meglio hanno raccontato le arti marziali negli anni Ottanta, senza ricorrere a scene di combattimento e/o di violenza: Karate Kid.

La battuta del maestro Nariyoshi Miyagi, interpretato dall’attore Pat Morita, "dare la cera, togliere la cera" è diventata talmente "virale" da entrare nel linguaggio comune, andando ben oltre gli ambienti delle arti marziali. Nel film, anche se dedicato al karate, traspare quanto sia importante che si instauri un rapporto di fiducia tra maestro ed allievo, e quanto le arti marziali siano prima di tutto scuola di vita.

Un ultimo elemento di riflessione (fra i tanti offerti da questo libro) è l’importanza che la tradizione svolge oggi nella vita quotidiana di ognuno di noi.

Salzman, come ogni allievo di arti marziali, ad un certo punto si pone una domanda, o meglio, la domanda: perché studiare le arti marziali oggi? Perché studiare una disciplina marziale visto che non si ha la voglia né l’obiettivo di combattere contro qualcun’altro?

In un momento storico come quello in cui viviamo, in continuo mutamento, in cui le relazioni fra le persone evolvono alla stessa velocità della tecnologia, è fondamentale non dimenticare quanto la tradizione ed il nostro passato possano risultare utili. Lo studio e la pratica delle arti marziali oggi ha un senso se ciò che si apprende travalica la palestra e l’ora di lezione.

Le arti marziali ci mettono a disposizione le risorse per affrontare la nostra quotidianità. Ci offrono la possibilitè di gestire le relazioni con gli altri sapendo gestire la nostra sfera emotiva.

Le arti marziali non ci offrono quindi solo un’attivitè motoria per il nostro benessere, ma anche, e soprattutto, una gamma completa di valori che permettono di affrontare la nostra vita quotidiana.

Capire questo è il vero successo del praticante di arti marziali. Che quest’ultimo poi scelga di praticare il 武术 wǔshù, di fare della propria disciplina vero e proprio 功夫 gōngfū, che si alleni per sostenere delle "gare di combattimento", si prepari per "combattere" o per la difesa personale, non ha importanza.

Se il praticante non comprende che sono la tradizione, il rispetto, la fiducia, e tutti gli altri valori che fanno delle arti marziali quello che sono, allora non sarà mai un artista marziale. Potrà eccellere in quello che fa, ovviamente, ma eccellerà nell’essere un buon praticante di 武术 wǔshù, o un buon praticante di sport da combattimento, e così via.

Pratica la tua conoscenza.
实践真知
shíjiàn zhēnzhī

Francesco Russo

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BREVE PROFILO DELL'AUTORE
Francesco Russo, consulente di marketing, è specializzato in consulenze in materia di "economia della distrazione".

Nato e cresciuto a Venezia oggi vive in Riviera del Brenta. Ha praticato per molti anni kick boxing raggiungendo il grado di "cintura blu". Dopo delle brevi esperienze nel mondo del karate e del gong fu, ha iniziato a praticare Taiji Quan (太极拳tàijí quán).

Dopo alcuni anni di studio dello stile Yang (杨式yáng shì), presso il Centro Ricerche Tai Chi di Venezia, ha scelto di studiare lo stile Chen (陈式chén shì), proposto dal Maestro Francesco Tollin, fondatore e capo scuola della scuola di arti marziali tradizionali Quan Cong.

Oggi studia, pratica ed insegna il Taiji Quan stile Chen (陈式太极拳Chén shì tàijí quán) ed il Qi Gong (气功Qì gōng).

Per comprendere meglio l'arte marziale del Taiji Quan (太极拳tàijí quán) si è dedicato allo studio della lingua cinese (mandarino tradizionale) e dell'arte della calligrafia.

Nel 2021 decide di dare vita ad una rivista dedicata al Taiji Quan (太极拳tàijí quán), ed al Qi Gong (气功Qì gōng) ed alle arti marziali cinesi in generale, che fosse totalmente indipendente da qualsiasi scuola di arti marziali, con lo scopo di dare vita ad uno strumento di divulgazione della cultura delle arti marziali cinesi.

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一口气。一套太极拳。一个世界。
Yī kǒuqì. Yī tào tàijí quán. Yīgè shìjiè.

—— 武小五

Un solo respiro. Una sola sequenza di Taiji. Un solo mondo.
—— 武小五

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